Sono salito di corsa sul treno, ho attraversato cinque vagoni, uno dopo l’altro, chiudendo sempre la porta al mio passaggio.
Arrivo al primo ed incontro un uomo sulla quarantina, con una camicia sbiadita delle FS addosso, che mi guarda allibito. Io allora gli domando “è lei il capotreno?” e quello, con gli occhi ancora pieni di terrore, non dà segni…inizia solo a guardare davanti a se, alla mia sinistra.
Visto che non rispondeva mi sono voltato per vedere che cazzo guardava e ho notato una donna dai capelli rossi, forse il capotreno, che sfoderava un sorriso di circostanza.
Gli faccio
“non ho fatto in tempo a timbrare il biglietto”
e lei risponde – con la voce del tipo in falsetto -
“ah, è solo questo? pensavamo fosse qualcos’altro…”.
Alla fermata di Palese, per un attimo, mi accorgo di essere ancora vivo e di aver preso un treno.
Stavo pensando a quello che mi è stato detto stasera, cioè a quello che ho sentito e non ho capito, al perché ero così terribilmente triste.
Sto attraversando Giovinazzo e il giornale lasciato di fronte a me titola “la macchina andava ad alta velocità e si è schiantata contro un muro. L’autista fortunatamente è uscito illeso dall’incidente ma le analisi hanno dimostrato che era ubriaco”.
Chissà che faccia avrò avuto per spaventarli.
Tesoro mio siamo arrivati, andiamo a casa.
Non ti preoccupare, non è successo niente.
Tre Allegri Ragazzi Morti – Povero Me -